ESCE ANTIPRO!

ECCO IL PRIMO VOLUME DE "LA RACCOLTA", NELLE LIBRERIE DAL 3 MARZO E DA OGGI NEL NOSTRO NEGOZIO ONLINE.

Nota dell’editore

Di Marco Porsia

“Infine, non vorrei che Chinaski diventasse la casa editrice della canapa”.

Così mi scriveva qualcuno, neppure due anni fa, in risposta ad un progetto su di un libro, peraltro neppure destinato al successo; era il quinto titolo in sei anni che la nostra casa editrice, che allora si chiamava così, aveva dedicato al mondo della pianta proibita, di quella che mi piace chiamare la Pianta Innocente.

Difficile dire perché potesse non essere considerato appropriato, per una realtà come era allora la nostra, l’essere associati alla cannabis, visto che abbiamo per anni raccontato le storie, non certo edificanti, dei musicisti più efferati in ogni genere di abuso. Eppure Bob Marley e Andrea Gallo, due dei grandi miti di chi traeva questa considerazione -  certo non fine a se stessa, ma indubbiamente lapidaria -  li trovate proprio in questo libro, a testimoniare quanto sia culturalmente radicato il pregiudizio nei confronti di qualcosa che da millenni si accompagna alla nostra civiltà, a testimoniare quanto non basti incorniciare dei volti nel mito, se non se ne sa cogliere appieno il lascito morale.

Ma alla radice del proibizionismo ci sono dei fattori fondamentali come il conformismo, il pregiudizio, il desiderio di avocare ad altri le proprie responsabilità. Frequento la cannabis e i suoi mondi da più di quattro decadi, e mi ha sempre lasciato interdetto, e negli anni sempre di più, l’atteggiamento diffuso, persino in moltissimi consumatori, di accettazione della proibizione: come se fosse qualcosa di scritto nella pietra, di assolutamente inevitabile, di saldamente connaturato alla nostra realtà. E questo senso di colpa indotto nella coscienza collettiva in meno di un secolo, e quindi in sole quattro generazioni, ha fornito di fatto le basi per il profitto di chi se ne fotte, di chi sa godere dei benefici della proibizione di un bene – economicamente inteso – che altrimenti sarebbe alla facile portata di chiunque.

Le voci che popolano questo libro potranno spiegare molto meglio di me le ragioni dell’antiproibizionismo, sia in relazione alla pianta in questione che più in generale a quelle sostanze o attività che lo stato – minuscolo -  si sente in diritto di vietare, criminalizzando di fatto chi ha a che fare con le medesime. Io invece, vorrei gettare brevemente uno sguardo proprio sui motivi, sull’etica della proibizione, su come si possa trascendere il buon senso e dividere il mondo in “cose lecite” e “cose proibite” senza consultare prima la propria coscienza.

Il divieto è una forma primaria di esercizio di autorità; il bambino viene indirizzato sin dall’inizio a assegnare le etichette di liceità e illiceità ai suoi comportamenti così come agli oggetti che lo circondano. Ma il bambino, come natura impone, vuole capire, vuole provare direttamente, non si accontenta dell’esperienza dell’adulto. L’accettazione dell’autorità è soprattutto l’accettazione dei divieti, il consenso più o meno informato all’elenco delle proibizioni. Tanto meno sono limpide le ragioni a cui fa capo la proibizione, tanto più deve essere forte l’autorità che la esercita. In questo modo, nessuno metterà in dubbio il valore etico di quel divieto, perché l’autorità agisce per il bene comune, per definizione.

Se il membro di una qualunque comunità accetta e condivide la maggior parte delle regole che l’autorità impone, ogni nuova regola sarà considerata valida in virtù della prima adesione, e ben presto l’individuo smetterà di esprimere un’opinione su quelle regole, che diventeranno quindi soltanto espressione dell’autorità. E chi è esattamente l’autorità? Chi decide, e su che basi, quali sono le “cose lecite” e le “cose proibite”?

Questa casa editrice, Officina di Hank, inaugura con questo libro una collana che si chiama La Raccolta, dedicata a tutto quanto sta intorno e oltre alla cannabis, e si augura di diventare nel tempo qualcosa che sappia somigliare a questa pianta: versatile negli usi, adattabile a praticamente ogni clima, piena di buone proprietà e ricca di solidi principi (attivi).

La Raccolta racconterà la realtà di una comunità sempre più vasta che chiede, in modo assolutamente legittimo, la revisione ragionevole delle regole, la costruzione di un rapporto tra stato e cittadino più responsabile, che passa doverosamente attraverso la legalizzazione. L’autore-curatore di questo volume, Luca Marola, è il direttore di questa collana, ed è stato facile incastrarlo. Gli abbiamo soltanto offerto di essere se stesso, ovvero quello che da quasi vent’anni gestisce un growshop, che da più di vent’anni è attivista antiproibizionista, che si era inventato, con un gruppo di eversori, lo strabiliante mercato della cannabis “che non droga”. Quel pazzo che aveva visto, come altri pazzi oltreoceano, in questa pianta un futuro di mercato intelligente e sostenibile. Quel criminale che lo stato persegue per lo spaccio di sostanze meno inebrianti dell’origano.

“Antipro!” è uno slogan che mi è sgorgato in testa mentre cazzeggiavamo con Luca e Lidia, la mia Signora, in un gustoso ristorante di Lecce,  con un rosato del Salento che annaffiava turcinieddhri, bombette e capocollo. Si tratta di un urlo di gioia e di libertà.

Questa è Officina di Hank, la cannabis tra le case editrici. Usateci, responsabilmente.

One comment on “ESCE ANTIPRO!”

  1. Complimenti per la scelta di pubblicare questa collana antiproibizionista, per aver scelto Luca Marola come curatore, per questa interessante antologia e per questa nota davvero bella e ben scritta che offre molti spunti di riflessione.

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