GUNS N’ ROSES A SAN SIRO, UN CONCERTO DA RICORDARE

Di Massimiliano Mingoia

Il concerto dei Guns N’ Roses a San Siro mi ha messo in una situazione di ideale imbarazzo. Per due motivi. Il primo è che sono fan della band losangelina dal lontano 1988, quando acquistai da Mariposa Duomo (negozio milanese di dischi ora chiuso e rimpianto da tanti metallari) il vinile di “Appetite for Destruction” con la mitica copertina originale di Robert Williams. Non solo. Il 27 giugno 1992 ero allo stadio delle Alpi di Torino per il primo concerto italiano della band, la mia prima trasferta rock da Milano, in quel caso in pullman, insieme ai compagni di classe del liceo classico “Manzoni” Lorenzo e Davide. Che bei ricordi! Tanti anni dopo, nel 2016, ho scritto una biografia del chitarrista dei Guns, Slash, “Semplicemente Slash” (Officina di Hank), e il cerchio si e chiuso, o quasi. 
Il secondo motivo di imbarazzo riguarda un altro libro che ho scritto qualche anno dopo, nel 2020, “San Siro Rock” (Officina di Hank), la storia dei concerti nello stadio di Milano dal 1980, dal primo leggendario show di Bob Marley, ai giorni nostri. Cercate di capirmi, quando ho saputo del concerto dei GnR a San Siro il mio entusiasmo era già alle stelle: una delle mie band del cuore nello stadio di cui ho raccontato gli show leggendari. Bellissimo. E imbarazzante. 
Difficile pensare o scrivere male di un evento del genere. Troppo il coinvolgimento emotivo, pur volendo mantenere il giusto distacco da cronista. L’imbarazzo è cresciuto quando i Guns hanno cancellato lo spettacolo di Glasgow per problemi alla voce di Axl Rose a pochi giorni dalla data del Meazza. La domanda, anzi le domande, sono sorte spontanee. All’orizzonte un disastro? In vista uno dei concerti peggiori nella storia della band americana e dello stadio milanese? Il timore c’era, eccome se c’era. Alla fine è arrivato il 10 luglio e i Guns sono saliti sul palco meneghino. 
Com’è andata? Lo dico subito, a me lo show è piaciuto e molto. Certo, Axl Rose, dopo i loro recenti problemi alla voce, non era al massimo della forma vocale, comprensibilmente. Ma un cantante – come un calciatore che non si può giudicare solo per un calcio di rigore sbagliato (copyright Francesco De Gregori) – non va valutato solo per la capacità di prendere tutte le note giuste ma per il coraggio di salire sul palco in condizioni non ottimali, impegnarsi, metterci cuore e palle e “portare a casa” l’esibizione facendo entusiasmare comunque i propri fan. Ecco, Axl Rose, il 10 luglio, è riuscito in questa impresa. Intendiamoci: non da solo. Gli altri Guns N’ Roses Slash e Duff, ma anche i rimanenti componenti del gruppo Richard Fortus, Dizzy Reed e Melissa Reese, tutti bravissimi musicisti, hanno offerto una prestazione entusiasmante e priva di sbavature, con il chitarrista con il cilindro in grande spolvero e con un tocco blues che ha esaltato tanti spettatori. 
Il sound dei Guns si è dimostrato ancora una volta quello dei tempi migliori: granitico e leggero allo stesso tempo. Non è cosa da poco. La scaletta era quella che mi aspettavo. I grandi successi del gruppo alternati a cover (ragazzi, come fanno le cover i gunners nessuno mai, a partire da “Knockin’ on Heaven’s Door”) e una chicca dei Velvet Revolver (l’ex gruppo di Slash e Duff) come “Slither”. 
A me sono piaciute molto anche le versioni live delle recenti composizioni della band, “Absurd” e “Hard Skool”, che al momento dell’uscita discografica avevo un po’ snobbato. Lo show, poi, ha offerto un’altra chicca: Axl e Slash, gli eterni amici-nemici, si sono cercati più del solito sul palco di San Siro e questo ha scaldato il cuore di fan vecchi e nuovi. 
Slash, a fine concerto, ha definito l’esibizione milanese, con un tweet, “one for the books!”. Insomma, memorabile e da ricordare in futuro. Sottoscrivo. Orgoglioso dei Guns N’ Roses a San Siro. Nessun imbarazzo, neanche ideale, a dirlo forte e chiaro.

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