L'importanza di (ri)vedere i Red Hot Chili Peppers dal vivo.

Di Federico Francesco Falco

Tra i problemi da risolvere e lasciati in eredità dal Covid19 in questi mesi, sono inclusi i numerosi concerti cancellati o rimandati. E a parte una grande quantità di problemi legali dovuti ai rimborsi, che ancora non sono terminati, possiamo già archiviare a malincuore questa annata musicale che di palchi ne ha visti ben pochi. Un vero peccato, perché questi sarebbero stati mesi ricchi da soddisfare. Il ritorno in Italia della vecchia guardia di artisti storici (da Paul McCartney fino a Cat Stevens), reunion impreviste di band dopo diversi anni (Faith No More), ma anche sodalizi ritrovati che sembravano oramai destinati a non ricongiungersi mai più, come i Red Hot Chili Peppers con John Frusciante.

Li avevamo lasciati circa 13 anni fa, sulla cresta dell'onda del fortunato Stadium Arcadium, dopo circa un anno e mezzo di tour, a prendersi una meritata pausa tra riposo e progetti paralleli. Al ritorno dei ranghi però mancava lui, John Frusciante. Spirito inquieto e anima creativa del quartetto, continuamente alla ricerca di rinnovati stimoli che lo incitassero a creare ancora. Il chitarrista aveva deciso di abbandonare nuovamente quella routine, che non lasciava respirare i suoi esperimenti elettronici. Così, come nel libro di Enrico Brizzi del suo alterego "Jack", il musicista aveva salutato i compagni, che nel frattempo avevano timidamente deciso di far salire a bordo il suo discepolo: Josh Klinghoffer.

Quale sostituto migliore di un artista cresciuto per anni sotto l'ala dei peperoncini e dello stesso Frusciante? Forse nessuno. Il problema è che se cambi un ingrediente fondamentale alla carbonara, rischi di avere un altro piatto. Che può apparire insipido (I'm With You) o tratti trovare anche gustoso (Goodbye Angels su The Getaway), eh? Ma è comunque un'altra pietanza e non è detto che la pancia sia satolla. Sarà anche che lo chef Klinghoffer non sia mai stato davvero in grado di operare, se non nel discontinuo album di Bsides "I'm Beside You", o che il fardello storico fosse troppo gravoso da trascinarsi sulle spalle. Pagine e pagine di storia della musica, troppo tardi per riscriverle o per sfruttarne l'inchiostro così da comporne altre.

Insomma, ad ognuno la sua interpretazione. Su un punto però è più facile mettere d'accordo tutti, i concerti dal vivo. L'alchimia strumentale tra Chad Smith, Flea e John Frusciante è innata: una formula segreta e irripetibile, tornando agli esempi a tavola, come fosse quella della Coca Cola, qualcosa che puoi solo rischiare di emulare ma non pareggiare. Non ci era riuscito Josh, ma se per questo nemmeno chitarristi di ruolo con anni di esperienza più di lui come Arik Marshall e Dave Navarro, "cuoco stellato" dei Jane's Addiction, che avevano vissuto la formazione negli anni d'oro dei muscoli, hard Funk e sudore.

Esattamente un decennio dal suo secondo congedo nei Red Hot, la band annunciava quindi il nuovo ritorno di Frusciante tramite un comunicato piuttosto stringato via Instagram, il 15 dicembre 2019, mandando in estasi i fan, vecchi e nuovi. Per la gioia di una intera generazione che certi concerti ha potuto viverli per ora solo attraverso uno streaming digitale o in dvd. Un set da un paio di pezzi ne febbraio successivo, dava già l’antipasto di cosa ci aspetta, per l’occasione erano presenti Anthony Kiedis, Flea e... John Frusciante. Con quella chitarra che non aveva abbandonato, ma solo nascosto, nel frattempo, in una spericolata carriera solista senza compromessi tra Aphex Twin, Autechre e qualche genuina ingenuità.

Il mese dopo quel primo show a sorpresa e senza la presenza di Chad Smith (impegnato in una mostra artistica), l'epidemia finì per monopolizzare non solo l'opinione pubblica, ma anche gli impegni mediatici dell'intero globo. Sacrificando inevitabilmente anche la decina di date che la band aveva già in programma. La formazione però non si è data per vinta, chi ha aspettato tredici anni può attendere il quattordicesimo, guardandoli mentre scrivono canzoni a fine del lockdown e registrando persino una trasmissione radiofonica, in cui il bassista e il chitarrista han narrato i loro ascolti di giovinezza che li ha fatti incontrare e, artisticamente, innamorare: hardcore, new wave, funk, rock e il resto della miscela che siamo abituati a respirare ad ogni loro disco.

Praticamente un "How I meet your mother" in salsa sonora. E mentre questo quadretto si ricompone per la terza volta a colpi di jam e canzoni, sono apparse nelle storie instagram del bassista le prime foto dei musicisti finalmente presenti in uno studio: a registrare, scrivere, incidere demo, e chissà che altro. Quello che però già sappiamo è che la data di Firenze, come le altre del tour, è stata nuovamente ufficializzata e i fan non hanno avuto timore di confermare i loro biglietti. E basterebbe un link di YouTube allo show allo Slane Castle irlandese del 2003 per spiegarne il perché, e per aver chiaro anche la ragione che, ancora, li abbia di nuovo spinti a ricreare questo rituale di sesso, sangue, zucchero e magia.

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