SAN SIRO, QUARANT’ANNI (DI ROCK) E NON SENTIRLI

di Massimiliano Mingoia

(giornalista, scrittore)

Quarant’anni e non sentirli, anzi sentirli fin troppo. Nell’anno dell’emergenza coronavirus celebrare il 40º anniversario del primo concerto allo stadio di San Siro fa una certa impressione. Il 27 giugno 1980 Bob Marley inaugurava l’era degli show nelle grandI arene sportive italiane e apriva la Scala del calcio alla musica. Sembrano passati più di quarant’anni. I raduni di massa non erano certo vietati, allora. Dopo gli Anni di Piombo, gli anni Ottanta partivano in modo spensierato e ottimista. C’era aria di svolta. Lo spettacolo dell’artista giamaicano fu uno di quegli eventi che fece capire ai giovani, ma non solo a loro, che qualcosa stava cambiando. In meglio.

L’Italia, dopo gli antipasti del concerto di Patti Smith all’Artemio Franchi di Firenze e del tour “Banana Republic” di Lucio Dalla e Francesco De Gregori del 1979, diventava un terreno fertile per il rock da stadio. Come gli Stati Uniti, come l’Inghilterra. E San Siro si trasformava nella Scala del rock. Dal 1980 alla scorsa estate, prima che le misure anti-contagio congelassero tutti i grandi eventi musicali, il “Meazza” ha ospitato 130 concerti. Tanti, tantissimi. Il primatista assoluto è Vasco Rossi con 29 concerti, subito dopo si piazzano Luciano Ligabue con 12 e Bruce Springsteen con 7. Mica male.

Eppure l’evento musicale a San Siro che forse più di tutti è rimasto impresso nella memoria collettiva è stato proprio il primo, quello di Marley, del re del reggae, del profeta della religione Rasta. Quarant’anni e non sentirli, già. Le cronache dell’epoca raccontano di centomila spettatori, forse un po’ troppi, probabilmente ce n’erano ottantamila. Ma in fondo che importa? Quello che conta è l’atmosfera magica che si creò durante il concerto, gli spettatori scatenati che fecero tremare per la prima volta il secondo anello dello stadio, le fiammelle accese che trasformarono il Meazza in un cielo stellato. Come dimenticarlo? Chi c’era ha ancora stampati nella memoria quei momenti. Il 27 giugno 1980 accadde qualcosa di diverso e di speciale. Un cambio di stagione, un passaggio storico per la musica dal vivo in Italia. Mica poco. 

Marley c’entra fino a un certo punto. Sì, lui fu il trascinatore di quella serata, cantò brani leggendari come I Shot the SheriffNo Woman no CryCould You Be Loved e Get Up, Stand Up. Ma molti spettatori non erano fan accaniti del musicista giamaicano, no, erano lì perché bisognava esserci, per quella necessità di partecipare e di stare insieme agli altri che fa sì che gli uomini e le donne diventino degli esseri umani speciali quando possono condividere la propria felicità. Ecco, il concerto di Marley fu un catalizzatore di felicità.

Lo stadio di San Siro, da allora, ha ospitato molti altri artisti, da Edoardo Bennato a David Bowie, passando per Rolling Stones e U2, fino ai Depeche Mode ai Pearl Jam. Non tutti sono stati concerti epocali come il primo, ma tutti sono stati momenti di condivisione di emozioni per migliaia di persone. Una cosa che non appare più scontata, in tempi di distanziamento sociale anti-Covid.

In attesa di tempi migliori e visto che siamo in tema di anniversari, è il caso di citare altri due concerti che possono stare sul podio con quello di Marley: gli esordi di Bruce Springsteen (21 giugno 1985) e Vasco Rossi a San Siro (10 luglio 1990) al Meazza, rispettivamente 35 e 30 anni fa. Altre giornate storiche per San Siro, altre tappe fondamentali per creare la leggenda della Scala del rock.

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